La società prepotentemente emersa dalle macerie del secondo conflitto mondiale, la società tecnologica, ha, soprattutto in questa parte di globo, definitivamente assuefatto i popoli ad una perversa idea di serenità, che, lungi dall’essere la concretizzazione di un giusto desiderio spirituale, è invece figlia dell’oscuro motore di questo mondo: il controllo, o dominio. Le scienze empiriche, davanti al cui altare, si inchinano tutti, uomini di fede e non, in un razionalismo che permea oramai le cellule di ogni essere, ci hanno abituato a conquiste sempre più memorabili. E l’assenza di guerre ha fortificato il senso di stabilità, ricacciando fuori dai confini le volgari immagini di precarietà e incertezza. La vita comoda, la vita tecnologica ha galoppato lungo i decenni; talvolta prendendo un po’ il fiato, talvolta con improvvise accelerazioni. Mantenendo però fissi traiettoria e obiettivo.
La società mutava, ma nella maniera più prevedibile possibile. E ciò, checché ne pensino gli sprovveduti, non perché essa sia dotata di un’anima e di una mente propria, ma per opera degli uomini a cui ne erano state affidate le sorti. Uomini che si sono succeduti, pur col mutare delle casacche e dei colori, ma che guardavano tutti nella medesima direzione. Scelte opposte e coraggiose ci avrebbero consegnato una realtà ben diversa; ma così non è stato. Tutto invece ha lavorato per instillare nel plasma degli individui il disarmante concetto di irreversibilità.
Avanzando su questa strada piana e retta abbiamo creduto che chi restava sul ciglio, o peggio oltre la siepe, era un misero a cui non prestare ascolto. All’inverso abbiamo creduto che ogni cosa che luccicava, o quasi, fosse oro e che chi aveva spiccate qualità avrebbe senza dubbio trovato il posto che meritava. Questa farsa senz’anima e spina dorsale, l’abbiamo chiamata vita; e molti, troppi, fra i comuni cittadini, ancora si ostinano a difenderla con gli artigli. Abbagliati dal sogno trionfante, non riescono a gettarlo via. Non poter incidere, almeno in apparenza, essere reietti ed esclusi, è qualcosa a cui non si è più forgiati. Essere fra la maggioranza, o arrivare alle stanze che contano: è questo a cui aspiriamo. Le nostre membra sembrano troppo flaccide per affrontare la lotta. Però, al di là di quest’acqua stagnante sappiamo che qualcosa si muove. Un fiume carsico ha attraversato gli ultimi tempi, mostrando di tanto in tanto qualche vivace zampillo. Ora è finalmente giunto il momento in cui la sua corrente, per quanto piccola a vedersi, emerga in superficie.
Lungo il disco della ruota la velocità è massima, ma più si scivola lungo i raggi, essa si smorza, fino ad annullarsi in un moto immobile nel suo centro. Così è nella corsa della vita. Coloro che rimangono sul battistrada sono travolti dal turbine degli accadimenti, masticano felici, polvere e vento, e si contentano di sbraitare gettando qualche colpo di tosse. È solo illusione di movimento, perché la ruota, come i loro destini avanza sempre uguale. Sono quelli che hanno parte in questo mondo, rintanati nel loro piccolo gruppo o dissolti nel mare magnum della mediocrità. Sono la maggioranza chiassosa o le “finte” piccole minoranze che ugualmente donano la loro forza per far correre la ruota. Rigidi, anche se si credono aperti al mutamento, perché in verità agiscono come se il loro tragitto fosse già compiuto. Di ogni razza, tipo e credo, loro, il viaggio non l’hanno mai nemmeno iniziato.
Poi vi sono i raggi. Qui alcune anime si muovono attratte più o meno consapevolmente da una forza che si nasconde nell’asse del centro. Ogni anima ha percorso un tratto del raggio, alcuni più, altri meno. Ogni anima sul suo personale raggio, dove arrivano granelli e sassolini, brandelli di verità da custodire nel proprio sacco. Erano forse coloro che prima venivano respinti sul ciglio della strada o gettati oltre i cespugli, o quelli che, scossi da un forte colpo al disco della ruota, hanno lasciato la loro serenità per qualcosa di più grande. Sono attratti, guidati da una forza che è più che umana. E forse, senza ancora rendersene conto pienamente, si stanno avvicinando sempre più al centro e quindi tra di loro; di mutazione in mutazione, di morte in morte; perché ogni mutazione si accompagna ad una piccola morte. Non un gruppo riunito per volontà umana, ma perché attratto dalla stessa profonda Voce. Lo sguardo che si fa sempre più fisso all’essenziale, perché orientato al Centro, mentre la folla vola ignara verso il baratro. Non una semplice comunità terrena, ma una più stretta legione unita dal vincolo spirituale; un’intima compagnia contro l’anonima atomizzazione che sta per inghiottirci. Qui si fa carne e anima l’unica via che si oppone alla Sovversione. Non deve avere allora più alcuna importanza quanta strada abbia percorso ciascuno finora, né da quale estremo del disco ciascuno abbia iniziato il viaggio. Conta solo la tenacia nel voler raggiungere quel punto dove la velocità si arresta.
Ora che la ruota ha aumentato ancor più la sua malvagia corsa, per non concedere una veglia sul proprio cadavere, ora che appare vano sperare in un cambio repentino nella cabina di comando, e il deserto della disumanizzazione si fa presenza ormai vicina, bisogna accettare di agire ai margini, di sporcarsi le mani e non solo la bocca. Una risurrezione è possibile solo dopo aver attraversato la completa umiliazione, secondo gli schemi di questo mondo.
Salutati perciò i desideri di facile vittoria, sarà l’unione di questi spiriti a far sì che la fiamma non si oscuri nemmeno quando la tempesta sembrerà inghiottire ogni cosa? Noi lo crediamo. Una lotta forse catacombale, che non potrà contare solamente sull’uso della parola. I genuini intelletti di questo tempo sanno che il ferro si farà rovente e serviranno mani vigorose per brandirlo. I semplici studiosi, come i “ragionieri della tradizione” se ne stiano pure sui loro divani. Solo chi ha cicatrici ancora calde ha sguardo limpido e volontà per affrontare la battaglia; e proprio quei brandelli di carne, sussurrando alle loro anime non li faranno arretrare di fronte agli schieramenti nemici. Poiché ogni cicatrice è un sigillo di amore che misteriosamente sospinge, passo dopo passo, verso il Centro.